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Cani e gatti tristi? Imbottiamoli di Prozac

12 gennaio 2007. Chiusi fra quattro pareti come i loro padroni bipedi, per i cani una passeggiatina di pochi minuti al giorno per fare i bisogni lontano dai domestici pavimenti, per i poveri gatti neanche quella. Questa è la situazione di molti animali da compagnia e la condanna nei pochi metri quadrati di un'abitazione media di città può essere a vita.
Certo in cambio ci sono pasti sicuri, cure e coccole a volontà. Ma se ai nostri amici a quattro zampe non basta, la depressione è dietro l'angolo anche per loro. E allora che fare? Portarli fuori più spesso, comprare una casa con giardino per lasciarli liberi di fare le loro scorribande e i loro minitour di innumerevoli pipì sparse in giro? No, meglio il Prozac.
È questa l'ultima tendenza che, guarda a caso, arriva dagli Usa. Mezza pastiglia da 10 milligrammi una volta al giorno. Il Prozac, quello vero, è forse troppo costoso per sprecarlo su un animale, ma una confezione del farmaco generico corrispondente, la fluoxetina, si acquista con 16 dollari e dura quattro mesi. Può bastare perché la terapia faccia il suo effetto. I gatti smettono di fare pipì ovunque, di aggrapparsi alle tende, di graffiare il vicino di casa o qualunque altro estraneo gli capiti a tiro. I cani diventano più mansueti e smettono di strattonare al guinzaglio solo perché hanno sentito un odore più interessante degli altri.
E così negli Stati Uniti si è diffusa la consuetudine, adottata da star della veterinaria, di sottoporre gli animali domestici a terapie antidepressive che curano disturbi dell'umore e del comportamento che possono tradursi in un problema serio. Ma serio per chi? In ogni caso, la nuova frontiera della veterinaria può essere il Prozac, il Buspar, l'amitriptilina o la clomipramina. I farmaci destinati agli animali sono quelli prescritti agli esseri umani che controllano i livelli della serotonina nel cervello.
Certo prima del farmaco ci vuole un veterinario che stenda una diagnosi. Secondo Melissa Bain, capo del dipartimento di veterinaria alla Davis School of Veterinary della University of California - una visita da un veterinario comportamentista (nel mondo ce ne sono solo 42) costa circa 550 dollari, senza contare la parcella di una visita a domicilio.
Ma finalmente un lume in questo buio visto che, osserva la Bain, meglio sarebbe trattare gli animali per quel che sono. "Vent'anni fa, un border collie sarebbe vissuto in un ranch del Colorado - dice la dottoressa - non nel cuore di San Francisco. Prima di sottoporli a cure, terapie e cose di questo genere, dovremmo guardarli negli occhi e chiederci: mio Dio, che cosa vi abbiamo fatto...".
Redazione Tiscali
 
 
 
  
 
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